l’origine del comportamento


I cani non sono tutti uguali. Pensare però che tutto si riduca a una diversità puramente estetica è fuorviante. I cani si presentano morfologicamente diversi perché diverso è il profilo caratteriale che li contraddistingue e il corpo “che indossano” non è altro che l’esatta conseguenza di quello che sono stati selezionati a fare. La selezione operata dall’uomo sulle razze canine nel corso dei secoli ha avuto sempre come principale direttiva la funzione, ossia “cosa sei bravo a fare” e non l’aspetto morfologico che risulta essere solo una sua diretta conseguenza.
Malgrado ciò, a partire dai primi del 900 fino ad arrivare ad oggi, questa tendenza si è invertita a favore del suo esatto contrario. Negli ultimi anni le “caratteristiche estetiche” delle razze sembrano aver preso il sopravvento ed essere diventate il principale criterio di scelta e purtroppo anche di selezione, da parte di proprietari e allevatori. Come se “cane di razza” definisse un puro involucro dalle forme più o meno bizzarre e seducenti, scoprendo poi che quell’involucro una volta entrato a far parte della famiglia, forse aveva dei “contenuti”, derivanti da secoli e secoli di selezione, ai quali non eravamo preparati.
Razze diverse hanno esigenze diverse. Non starò qui a spiegare che un cane a pelo lungo necessita di essere spazzolato più spesso di un cane a pelo raso, o che un cane di 70 kg ha esigenze di spazio diverse da un cane di 2 kg; queste sono le banalità che leggiamo quando si parla di razze fermandosi al solo aspetto fisico. Ma poiché oltre al corpo esiste una mente, è la mente che dobbiamo indagare se vogliamo comprendere i nostri cani: razze diverse hanno menti diverse, ossia hanno un modo differente di emozionarsi e di comportarsi nei confronti di ciò che le circonda. Questi interessi peculiari di ogni razza, a fare o ricercare qualcosa, vengono definiti: “motivazioni di razza”.

Le motivazioni di razza ci permettono di comprendere e descrivere molti degli atteggiamenti e dei comportamenti che ci possiamo aspettare, in modo più o meno marcato, da tutti i cani appartenenti a una determinata razza. Esprimono quello che un cane è portato a fare in maniera innata, ossia senza che nessuno glielo abbia insegnato, quello in cui trova la maggiore gratificazione e per questo motivo ricerca attivamente. Per capire meglio di cosa stiamo parlando, immaginiamo di star facendo una passeggiata in campagna in compagnia di alcuni cani: c’è un beagle, un maltese, un labrador, un border collie. Il beagle è alcune decine di metri davanti a noi, intento a fiutare con passo svelto e testa bassa una pista odorosa che chissà dove lo porterà; non è detto che se richiamato torni subito da noi. Il maltese trotterella veloce, annusa, si ferma un attimo e non ci perde mai di vista, torna immediatamente senza nemmeno doverlo chiamare quando la distanza tra noi e lui aumenta; se qualcosa lo intimorisce o semplicemente è stanco non esita a richiamare la nostra attenzione per essere preso in braccio. Il labrador zigzaga da una parte all’altra della strada senza allontanarsi mai troppo, raccoglie un legnetto o una pigna trovata lungo il sentiero che ci porta con aria compiaciuta. Se incontrassimo qualcheduno probabilmente gli andrebbe incontro per riempirlo di feste. Il border collie si muove a passo svelto, orecchie alte e sguardo fisso davanti a sé, ci supera di alcune decine di metri, quindi si ferma, ci fissa ci aspetta, ci gira intorno e riparte, come se stesse aspettando un nostro comando. Osserva tutto, annusa poco o nulla il terreno. Se incontriamo un passante o meglio ancora un gruppetto di persone le fissa, le insegue e gli gira intorno ma non è per nulla interessato a ricevere le loro attenzioni.
Perché pur trattandosi sempre di cani si notano nei loro comportamenti differenze così importanti?
Per rispondere dobbiamo spogliarci dei tanti pregiudizi e dei soliti luoghi comuni: “ma che cane disubbidiente”, “ma che cane giocherellone”, “ma che cane viziato” e soffermarci un attimo sulle loro motivazioni. Il beagle ama battere i terreni alla ricerca di qualche traccia odorosa che lo conduca verso la selvaggina. Questo lo appaga e lo rende felice molto di più dello stare vicino a noi e non perché non ci voglia bene o perché sia disubbidiente ma semplicemente perché in lui le motivazioni perlustrativa e di ricerca prevalgono su quella collaborativa. Al contrario il maltese ha una motivazione affiliativa, sociale, ed epimeletica molto alta: trova di grande appagamento stare vicino a noi e condividere la nostra vita indipendentemente da quello che gli offriamo: per lui va bene sia la passeggiata in campagna sia stare sul divano davanti alla TV, non ha interessi peculiari, noi soddisfiamo i suoi bisogni. Al labrador che ha una grandissima motivazione collaborativa, non basterà stare con noi ma vorrà fare attivamente qualcosa con noi. Per questo durante la passeggiata non solo mantiene la prossimità ma è capace di portarci un legnetto (ha un’alta motivazione sillegica e non a caso è un retriver) o di cercare la nostra complicità quando decide di buttarsi in una pozzanghera. Non dobbiamo stupirci se nonostante tutte le nostre attenzioni vada a fare le feste al primo passante che incontra, lui ama in maniera indistinta le persone e questo è dovuto alla sua grande motivazione sociale. Il border collie invece, che ha un’altissima motivazione predatoria, ossia una forte tendenza ad inseguire tutto ciò che si muove, sarà portato ad osservare tutto ciò che lo circonda pronto ad inseguire qualsiasi oggetto in movimento… compresi i passanti.
Conoscere le motivazioni è un’importante chiave di lettura per la comprensione dei comportamenti e la conoscenza delle esigenze di una determinata razza; non conoscerle o fraintenderle può causare errori di interpretazione. Prima di scegliere un cane, soprattutto se di razza, sarebbe quindi utile nell’interesse di entrambi i partner, proprietario e cane, raccogliere informazioni riguardanti le caratteristiche emozionali e motivazionali della razza a cui siamo interessati, per capire se effettivamente le sue esigenze comportamentali si sposino con le nostre aspettative e se il contesto, ambientale e famigliare in cui viviamo, sia adatto a soddisfarle.
Purtroppo in molti testi divulgativi e articoli che si possono trovare facilmente in internet, le razze vengono descritte con una “sbrodolata” di aggettivi inerenti il carattere (fiero, leale, impavido, coraggioso, docile, dolce …) che non ci spiegano assolutamente nulla di quello che sarebbe importante sapere; per questo un colloquio pre-adozione con un veterinario comportamentalista credo che possa rappresentare un utile strumento per ottenere informazioni e chiarire qualsiasi dubbio prima di una scelta così importante.

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Silvia Domenichini

Silvia Domenichini Medico Veterinario Esperto in comportamento ed Educatore Cinofilo Ficss. "Sono nata a Brescia il 9-04- 1985, vivo da sempre a Padenghe sul Garda. Mi sono diplomata presso il Liceo Classico Bagatta di Desenzano e ho poi intrapreso la facoltà di Medicina Veterinaria presso l’ateneo di Padova culminata con il conseguimento della laurea nel 2010. Fin da subito ho affiancato all’attività clinica ambulatoriale un percorso di formazione post lauream che mi ha portato nel 2014 a conseguire il titolo di “Master di II livello in Medicina Comportamentale degli animali d’affezione” presso l’università di Pisa. Ad oggi lavoro come clinico di base in un ambulatorio veterinario e come consulente per le patologie del comportamento del cane e del gatto presso molte strutture veterinarie della provincia di Brescia" Per contattarla: silviadomenichini1@virgilio.it

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