L’ ABC per comunicare con gli animali e l’esempio di Achille e Mafalda


In questo numero vi porto nei lontani Emirati Arabi Uniti
e precisamente nell’assolata città di Dubai per presentarvi la storia di Achille,
un gatto nato nelle nostre terre emiliane che ora vive là insieme alla sua famiglia.

Sono stato contattato da Federica per un problema comportamentale: Abbiamo bisogno di aiuto coi gatti. Help!!! Achille vive quasi ed esclusivamente nello studio e, poichè non va d’accordo con Mafalda, manifesta il suo disagio facendo i suoi bisogni per casa …
Decisi di comunicare con entrambi i gatti per ascoltare i loro bisogni e individuare il motivo scatenante questo loro comportamento. La comunicazione telepatica, avvenendo ad un livello energetico, permette di stabilire un contatto anche a distanza, grazie all’utilizzo di una fotografia che aiuta a focalizzare la nostra energia su quella di uno specifico animale.
Il primo passo era individuare il motivo scatenante per poi trovare insieme ad Achille e alla sua famiglia una soluzione che rispondesse ai bisogni reciproci.
Durante la comunicazione, Achille mostrò un carattere introverso ma sicuro, volle sottolineare che era un gatto buono. Iniziò a descrivermi la sua stanza con una sola un’apertura da cui entra la luce e un mobile a blocchi rettangolari chiaro. Espresse la grande necessità di poter guardare fuori dalla finestra con un particolare riferimento ad un terrazzo. Mi mostrò anche una ragazza che faceva massaggi. Riferii queste prime informazioni
a Federica ed aggiunsi: mi ha mostrato che veniva preso in braccio, accarezzato e portato in giro per la casa. Achille si guardava intorno e in particolare in basso. Ha fatto vedere che tremava e che era in presenza di una persona con la barba corta e chiara. Federica mi ascoltava in silenzio e poi disse: È esattamente così: Achille non esce mai dallo studio. La persona con la barba bionda è mio marito Fabio che ha provato ripetutamente a farlo uscire ma senza risultati. Dopo un momento di silenzio aggiunse: Tutto quello che mi hai detto è quello che lui vede dal ciglio della porta. La ragazza sono io, che sono fisioterapista e occasionalmente tratto i miei pazienti in casa. Era evidente che Achille soffrisse per la sua condizione di segregazione anche a causa del profondo affetto per la sua famiglia.
I problemi sono iniziati quando è arrivata Mafalda. Non rispetta il mio territorio. Frase seguita dall’immagine di una zampata. Riferii a Federica: Achille è il gatto di Fabio mentre Mafalda è la mia miciona. Mafalda è molto dominante nei suoi confronti ma non siamo riusciti a stabilire un equilibrio tra loro. Chiesi ad Achille come mai avesse iniziato a fare i bisogni per casa; rispose che aveva necessità di più spazio e che la pipì era per lui il modo di eliminare gli oggetti dalla stanza mostrandomi anche l’immagine di un computer. Anche sul pc? chiesi a Federica. … sospirò sconsolata.
Durante la comunicazione spiegai ad Achille che la vera libertà è il poter tornare ad essere libero di girare per l’appartamento e non avere meno oggetti intorno; per fare questo doveva mostrare un’apertura nei confronti della sua famiglia (non sporcando lo studio del suo “papà”).
Iniziata la comunicazione con Mafalda mi colpì la profonda differenza tra i caratteri dei due gatti: Mafalda è una gatta molto attiva e vivace dal forte istinto di cacciatrice. Non fatico a credere che Achille possa sentirsi intimorito, dissi a Federica, hanno due caratteri completamente diversi. Mafalda è molto legata a te, in modo quasi possessivo. In effetti, mi rispose Federica, Mafalda, nonostante sia molto timida con gli estranei è molto attiva e vivace, caccia in balcone e non permette agli altri gatti di avvicinarsi a me.
Chiesi quindi a Mafalda quali erano i sentimenti e le emozioni che provava per Achille. Mi mostrò una furibonda rissa. Mi disse che Achille l’aveva morsa nella zampa anteriore destra e che dopo essere stati divisi a forza continuavano a scrutarsi minacciosi a distanza. Ha voluto precisare che lei è il gatto di Federica e che Achille non è suo fratello. Le ho chiesto di comportarsi bene con Achille e che se proprio non le piace deve ignorarlo e non aggredirlo perché ora sono tutti una famiglia. Mi stupì la risposta di Mafalda: non me l’hanno detto. Chiesi a Federica: avete preparato Mafalda all’incontro con Achille? facendo un mea culpa Federica disse: ha ragione, non ci ho pensato. Abbiamo portato con noi i gatti quando ci siamo trasferiti ma non le ho mai detto che avrebbe vissuto con altri nuovi compagni. Ora le parlerò sicuramente più spesso e aggiunse: ma sono proprio come noi?!?
Non vi è differenza tra un “animale” umano o un animale, siamo tutti dotati di emozioni, necessità specifiche dettate dai nostri caratteri e personalità. Consigliai a Federica di migliorare il suo atteggiamento nei confronti di Achille e le dissi che Mafalda vorrebbe essere portata fuori per cacciare libera.
Dopo alcune settimane risentii Federica, le ultime notizie mi riempirono di gioia. Il miglioramento si era manifestato in modo graduale ma incredibilmente evidente: ad oggi Achille si serve regolarmente della lettiera, sta con la famiglia in salotto e gira libero per la casa. Mafalda continua a non amarlo però lo tollera e non si azzuffano più. Achille mantiene il suo carattere delicato e a volte si rifugia nello studio ma ora entrare o uscire è una sua libera scelta. Federica aggiunse: avevamo persino pensato di doverli separare dando in adozione uno dei due ma grazie alla tua comunicazione convivono tutti serenamente senza fare danni in casa. Dimenticavo… mi sono già attrezzata per portare Mafalda a esplorare i giardini sottostanti!


5 consigli utili

Il tema dei problemi comportamentali è assai ampio e variegato. La loro origine è spesso associata ad uno specifico vissuto dell’animale o è una reazione ad un nostro comportamento sbagliato, anche se involontario. Ci sono però dei semplici consigli che potranno aiutarvi a migliorare la relazione e, siate fiduciosi, anche a risolvere il vostro problema. Quando sopraggiungono problemi comportamentali è buona prassi consultare il proprio veterinario per accettarsi che non vi sia all’origine un problema di natura clinica/patologica. Se questo non è il vostro caso vi suggerisco cinque spunti di riflessione.

  1. Comunica in modo corretto. “Smettila subito, non graffiare il divano”; “Non fare la pipì sul tappeto se no mi arrabbio davvero”Quando comunichiamo verbalmente quello che viene recepito è l’immagine che noi associamo alle nostre parole, le nostre emozioni vanno quindi all’origine dei nostri pensieri. Se dico: Non graffiare il divano! starò pensando al mio caro gatto che come la più feroce tigre fa a pezzi il divano, quando dico: Non fare la pipì sul tappeto! immagino proprio quell’angolino in cui non volevo che la facesse. Contrariamente a quanto siamo abituati a fare dobbiamo comunicare ciò che vogliamo che il nostro animale faccia e non il contrario. 
  2. Cura le tue emozioni. I nostri compagni animali sono delle spugne che assorbono tutte le nostre emozioni e stati fisici. Una volta che avremo cominciato a comunicare verbalmente in modo corretto concentriamoci sulle nostre emozioni. Se abbiamo timore che incrociando un altro cane il nostro possa aggredirlo staremo trasmettendo una situazione di stress e preoccupazione al nostro cane. Il nostro corpo comunica continuamente sotto il profilo fisico ed emozionale. Curiamo le nostre emozioni e migliorerà l’empatia con i ì nostri compagni animali.
  3. Prendi nota dei cambiamenti. Una modifica nel comportamento dei nostri compagni può essere una reazione. La pipì fatta in casa può sottolineare un concetto o attirare la nostra attenzione su un evento particolare che li ha segnati o che vogliono farci capire. Siamo sempre di corsa e raramente abbiamo tempo di ascoltarci/li quindi, dopo svariati segnali, utilizzano la soluzione ultima della pipì. È cambiato qualcosa nelle nostre abitudini? Ho trascurato il mio amico peloso? Spesso questo secondo passaggio ci porterà a lavorare su di noi per ottenere un loro cambiamento.
  4. Conosci l’origine. La risoluzione di un problema comportamentale può essere semplice, una volta individuata la causa. Potete rivolgervi a dei comunicatori professionisti o intraprendere un percorso interiore e di studi per praticare la comunicazione quotidianamente. Comunicare con gli animali è un’abilità che è già dentro di voi e che può essere risvegliata attraverso alcuni consigli e tanta pratica.
  5. Non proiettare le tue ansie. È molto importante che nelle situazioni di difficoltà non carichiamo i nostri compagni animali con le nostre preoccupazioni. Quello che potremmo ottenere è un’accentuazione del problema. Non dobbiamo mai dimenticarci che le nostre emozioni sono per loro la via della comunicazione. Quello che proviamo o pensiamo, nonostante non proferiamo parola, è un messaggio chiaro e diretto che arriva dritto al loro cuore.

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Andrea Contri

Andrea è l’esponente italiano più accreditato della comunicazione telepatica con gli animali. Allievo di Wynter Worsthorne, docente ed autrice di pubblicazioni sulla comunicazione con gli animali di Cape Town (Sudafrica), e ospite fisso di “Cerco Cuccia Disperatamente” Per contattarlo animaltalkitalia@gmail.com

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