I pastori guardiani


In questo breve articolo conosceremo i Pastori Guardiani delle Greggi, un gruppo di razze per molti sconosciuto eppure avente tra i suoi membri un’antichissima razza italiana: il Pastore Maremmano Abruzzese. Si tratta di cani di mole elevata, statura imponente e pelo folto e semi-lungo i cui colori possono andare dal bianco purissimo (come nel caso del Maremmano Abruzzese) fino al grigio nero (Pastore del Caucaso). Con il loro sguardo languido, le orecchie piccole e i movimenti lenti possono sembrare dei grossi orsacchiotti, ma come al solito non dobbiamo fermarci alle caratteristiche estetiche se vogliamo conoscere una razza e capire perché è arrivata attraverso i secoli fino a oggi, così come noi la vediamo.

Andando a ritroso nella storia, scopriamo che i Pastori Guardiani delle Greggi, così come indica il nome erano utilizzati nella guardia degli armenti in zone molto isolate, spesso di montagna. Dovevano restare vicino al gregge per difenderlo da eventuali predatori (lupi, orsi) o ladri di bestiame, è chiaro quindi come la loro mole fosse funzionale al compito a loro affidato. A differenza dei cani da Pastore Conduttore (Border Collie, Pastore Australiano, Pastore Tedesco…) a loro non era richiesto di spostare e condurre il gregge ma di vigilarlo. Compito apparentemente banale, se non fosse che per fare la guardia a un gregge non basta essere grossi e forti, servono altre caratteristiche imprescindibili. Innanzitutto il cane guardiano delle greggi non deve essere interessato ad allontanarsi, ossia non può lasciare il gregge per rincorrere una pernice! Per resistere a questo istinto a cui altri cani si abbandonerebbero volentieri, i Pastori Guardiani devono avere una bassa motivazione perlustrativa e predatoria, ossia scarso interesse ad esplorare i terreni circostanti e inseguire tutto ciò che si muove.
Inoltre per poter convivere a stretto contatto con le pecore senza aggredirle il Pastore Guardiano deve sentire questi animali (che in natura sarebbero prede) come dei suoi affiliati, ossia come parte della sua famiglia. È anche per questo motivo che è disposto a mettere a repentaglio la propria vita per difenderle. Affinché questo possa avvenire fin dalla più tenera età il cucciolo viene fatto crescere a stretto contatto, ossia socializzato in maniera totalitaria, agli animali con cui poi dovrà vivere per il resto della sua vita.
In ultimo, il Pastore Guardiano, a differenza del Pastore Conduttore, deve assolvere a tutti i suoi compiti in totale autonomia, non può prendere ordini dal pastore – che per gran parte del tempo non c’è – e per questo impara ad essere indipendente e a fare affidamento solo su sé stesso.
Le caratteristiche di un Pastore Guardiano sono innegabilmente affascinanti ed estremamente nobili e magari a qualcuno potrebbe nascere il desiderio di possederne uno; proviamo allora a contestualizzare le caratteristiche di queste razze non più su un isolato alpeggio sperduto tra gli Appennini o i Pirenei ma all’interno di una famiglia umana.
Innanzitutto la bassa motivazione predatoria e collaborativa ne fanno un cane scarsamente interessato al gioco e poco incline a condividere attività con il proprietario. Spesso, riferito per esempio al pastore Maremmano, troverete frasi del tipo: “è una razza poco addestrabile” ed è facile capire il perché. Probabilmente se gli lanciassimo una pallina resterebbe sdraiato a guardarla rotolare e non perché pigro o svogliato ma semplicemente perché questa cosa non lo interessa né lo incita particolarmente. Questo non significa che non potremo giocare con lui, al contrario, fin da piccolo dovremo stimolare molto la sua motivazione ludica e collaborativa affinché possa scoprire quanto è gratificante condividere attività con il suo gruppo umano.
Dobbiamo anche mettere in conto che difficilmente un Pastore Guardiano sarà pronto ad assecondare con entusiasmo ogni richiesta del proprietario, specie se poco gradita. In questi casi è inutile insistere o ricorrere a maniere forti per imporre la propria volontà (magari afferrando il cane per il collare o alzando la voce), meglio trovare un compromesso piuttosto che ingaggiare una pericolosa competizione. Non dimentichiamoci mai che il Pastore Guardiano è stato selezionato per non prendere ordini da nessuno e per affrontare con decisione chi mette a repentaglio la sua incolumità.


IN SINTESI:

  • Sono cani molto indipendenti ma hanno necessità di sentirsi parte di un gruppo;
  • Vanno stimolati nel gioco e nella attività di collaborazione perché naturalmente la loro propensione a giocare o a condividere attività con il proprietario è piuttosto bassa;
  • Sono tendenzialmente piuttosto diffidenti verso le persone estranee quindi è importantissimo socializzarli fin da cuccioli per aumentarne la socievolezza e per non instillarne pericolose paure;
  • Dove vive un Pastore Guardiano le entrate e le uscite degli ospiti devono essere gestite dal proprietario di casa non dal cane!

La sua motivazione difensiva e la sua intrinseca diffidenza verso gli estranei ne fanno un ottimo guardiano ma attenzione, lasciare che sia il cane a gestire le entrate e le uscite degli ospiti in autonomia può rivelarsi un grande errore. Non sono rari gli episodi di aggressione a malcapitati che inavvertitamente o addirittura su esortazione del proprietario di casa, si trovavano ad attraversare il cortile su cui vigilava un Pastore Guardiano. Per questo motivo a chiunque decidesse di adottare un cucciolo appartenente a una razza di Pastore Guardiano il consiglio più grande che posso dare è socializzarlo fin da piccolo al maggior numero di persone e andare ad accogliere sempre insieme a lui gli ospiti al cancello di casa (sia che si tratti della zia sia che si tratti dell’elettricista). In questo modo il cane impara a comprendere che non è compito suo preoccuparsi di chi entra e chi esce, perché a tutto ciò pensa il padrone di casa. Concludo permettendomi di ricordare a tutti quelli che vorrebbero prendere un Pastore Guardiano per fare la guardia al giardino di casa o peggio al capannone dell’azienda, che queste razze non sono state selezionate per la guardia alla proprietà ma per difendere i membri di un gruppo che ritengono loro affiliati. Relegarli a grosse bestie da cortile, ignorati da tutti perché ritenuti introversi e di poca compagnia, è il più grande torto che possiamo fare a questi cani.

 

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Silvia Domenichini

Silvia Domenichini Medico Veterinario Esperto in comportamento ed Educatore Cinofilo Ficss. "Sono nata a Brescia il 9-04- 1985, vivo da sempre a Padenghe sul Garda. Mi sono diplomata presso il Liceo Classico Bagatta di Desenzano e ho poi intrapreso la facoltà di Medicina Veterinaria presso l’ateneo di Padova culminata con il conseguimento della laurea nel 2010. Fin da subito ho affiancato all’attività clinica ambulatoriale un percorso di formazione post lauream che mi ha portato nel 2014 a conseguire il titolo di “Master di II livello in Medicina Comportamentale degli animali d’affezione” presso l’università di Pisa. Ad oggi lavoro come clinico di base in un ambulatorio veterinario e come consulente per le patologie del comportamento del cane e del gatto presso molte strutture veterinarie della provincia di Brescia" Per contattarla: silviadomenichini1@virgilio.it

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